Matteo Martini

Artcraft etching

 

"Rendez-vou"  1999 Acquatinta 20x20 cm

Usare il bisturi per tagliare la carta è una di quelle cose che sento più vicine al mio lavoro. Fare un buco su un foglio per passarci dentro, per trovare un altro modo per voltare pagina mi ha sempre divertito molto. Le sagome assumono forme sintetiche perché il vuoto e il pieno hanno le proprie regole come ogni labirinto ha la sua uscita. Spazi, forme, spessore sono gli elementi con cui scendere a compromessi e quasi sempre i compromessi ti aiutano ad arrivare alla sintesi. Una volta ottenuta la matrice riempirla di colore può sembrare meccanico, eppure usandola più volte, sovrapponendo segno su segno, mi ritrovo a fare i conti ad ogni passaggio con l’incognita di non vedere ma vedere immaginando. Ho usato polvere di bitume raccolta in un fagotto e battuta con il manico di un pennello, ho usato un armadio pieno di polvere di bitume agitata nello spazio chiuso e depositata, col tempo, a caduta sulla superficie. Togliere la sagoma dal supporto era come camminare la mattina presto dopo una grande nevicata notturna, una neve nera che anche il fiato infrange. Scaldo la lastra da sotto con il fuoco di una bomboletta da campeggio, il metallo reagisce, si flette inarcandosi, la polvere non deve friggere, deve solo aderire e fissarsi al metallo.

 

C’è uno strato che protegge il bianco al confine del nero libero per esser morso dall’acido, ha l’odore pungente della cera, la martora lo stende omogeneo sulla superficie e si lascia asciugare senza pensare che possa metterci di meno di quello che serve. L’acido incide, a volte fermo, apparentemente inerte, a volte agitato da un lento gesto per aggredire il metallo. Sul fondo si formano frotte di detriti che si decompongono lentamente, sembrano molluschi in balia della corrente. L’acqua evapora lentamente sui contorni di una goccia che scompare lasciando velature di calcare, il bianco di Spagna toglie le ultime impurità. Mi specchio nel metallo ma non mi vedo, sono così vicino, ma sto guardando altro. L’odore dell’inchiostro tipografico mi ricorda un vecchio tipografo che lo assaggiava per capire se andava bene, come i contadini assaggiavano il letame per sapere se era maturo. Oleoso e plastico si amalgama col movimento della spatola che lo schiaccia e lo rivolta come cioccolata in un laboratorio di pasticceria. La tarlatana toglie l’eccesso lascia velature da pulire a palmo.

 

Si stampa!

"Incidentally" , dry point and etching on four matrices printed in four states during processing Copper sheets 20x20cm , printed in 2011 by Daniel Upiglio

"Ace of Spades" drypoint and acquaforte  23x23,5 cm

Mi ha sempre divertito il fatto che il gioco abbia delle regole indiscutibili anche se è fatto per divertirsi, la vita ci porta ad osservarne fin troppe di regole e le cerchiamo anche in un momento che se ne potrebbe fare volentieri a meno. Ma quando c’è un vincitore e un perdente prescelto dal caso la regola diventa l’unica legge da rispettare. Nel gioco delle carte si aspetta il proprio turno, si parla poco perché è proprio la carta che parla per te, il caso è determinato da innumerevoli combinazioni, si mescolano le carte, si distribuiscono, si buttano sul tavolo quelle buone al momento giusto ma è come se il destino avesse già deciso, il gioco diventa solamente un processo meccanico insignificante che ti accompagna nolente o volente al verdetto finale. Ho sempre sognato di cambiare le regole, di far vincere colui che era destinato a perdere. Questo mazzo di carte è un tentativo di dare più possibilità a chi gioca, se si complicano le regole, ho pensato, il caso potrebbe confondersi. Ho comprato un mazzo di carte francesi, le più comuni, ho levato gli otto, i nove e i dieci e con una forbice ho iniziato a dividerle ciascuna in due parti. Ho unito i segni del picche ai quadri e i fiori ai cuori in modo che ogni carta potesse rappresentare due segni e due colori diversi ottenendo un mazzo di 22 carte.

 

Regole del gioco

Con questo mazzo si può giocare a qualsiasi gioco, le regole non cambiano, l’unica differenza consiste nel duplice valore di ogni singola carta che il giocatore può scegliere a suo piacimento. È consigliabile dichiarare il valore scelto per evitare inutili litigi. Al momento del conteggio ogni carta ne vale due.

 

Realizzazione e tecniche usate

Lastre di ottone formato 23,5x23,5 cm incise a punta secca, lavorate ad acqua e zucchero e cera molle, stampate su carta Graphia in un'unica copia.